Pino Di Blasio

FIRENZE
«L’UNICO dogma è che i farmaci devono essere efficaci e sicuri. Per il resto è difficile esprimere valutazioni dall’esterno sull’affare Novartis-Roche. Non si può entrare nel merito della discussione tra Antitrust, aziende e Aifa, ma il giudizio deve essere esclusivamente scientifico». Lucia Aleotti, presidente del gruppo Menarini, primo gruppo farmaceutico italiano con 3 miliardi di fatturato e oltre 14mila dipendenti, pesa le parole sull’inchiesta del cartello sul prezzo dei farmaci. Ma come vicepresidente di Farmindustria tiene a restringere i confini.
«A quanto è dato di capire, l’indice non è puntato contro le filiali italiane di Roche e di Novartis. Se ci sono state pratiche negative, riguarderebbero le case madri. Le valutazioni scientifiche spettano però prima all’agenzia europea Ema, poi a quella italiana, l’Aifa. Se si vuole rivoluzionare il criterio, mettendo l’aspetto economico al primo posto e quello della sicurezza dopo, avrei forti dubbi».
Non può negare che l’inchiesta sia un duro colpo contro gli accordi tra grandi aziende…
«Aspettiamo la fine delle valutazioni scientifiche, Ema e Aifa mettono sempre il paziente al centro, valutando gli studi esistenti sui farmaci. Non bisogna mai perdere di vista che le medicine servono per curare le malattie. Preferisco sfilarmi da altri dibattiti, è materia che riguarda le due aziende coinvolte».
Prevede conseguenze negative per l’industria italiana?
«Siamo il settore più dinamico della manifattura italiana, tra grandi e piccole aziende fatturiamo 26 miliardi di euro, il 70% destinato all’export. Generiamo 65mila posti di lavoro in 170 fabbriche, più altri 60mila nell’indotto. Le vendite all’estero sono cresciute del 13% nel 2013, abbiamo superato anche la Germania. La farmaceutica è un gioiello dell’industria».
Usa i numeri come avvertimento al Governo?
«È un settore vitale che ha i conti a posto anche sul fronte della spesa farmaceutica pubblica. È la più bassa in Europa, i prezzi medi dei farmaci sono il 15% al di sotto della media europea. Eppure la farmaceutica è la voce più facile da colpire, ogni taglio fa crescere i consensi».
Gli scandali però alimentano i fautori dei farmaci generici…
«Ogni anno investiamo 2,4 miliardi di euro in ricerca e strutture produttive. Siamo arrivati al limite, non c’è più nulla da raschiare. Se non fosse per aziende come Menarini o Novartis, il progresso della medicina sarebbe fermo a 30 anni fa. Se oggi abbiamo nuovi farmaci per curare malattie gravi, se abbiamo medicine che non fanno più morire per Aids, è merito di Big Pharma. Quando il polverone passerà, il governo dovrà valutare attentamente lo stato di salute del settore».

 

Fonte: http://qn.quotidiano.net/

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