I dati diffusi all’assemblea annuale di Farmindustria. Negli ultimi cinque anni la spesa farmaceutica è diminuita complessivamente del 3%. Il ministro Lorenzin: “Questa industria deve rimanere in Italia”. di VALERIA PINI

ROMA – L’Italia è seconda in Europa per la produzione di farmaci, dietro solo alla Germania, eppure il settore sta pagando la crisi più di altri paesi, con 11.500 posti di lavoro persi in sei anni. Sono i dati appena diffusi da Farmindustria all’assemblea annuale tenutasi oggi a Roma. La produzione farmaceutica ha un valore di 26 miliardi, per il 67% dovuti all’export. “E’ una leva importante dello sviluppo, non un costo, e come tale dovrebbe essere considerata”, spiega il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, confermato ieri alla guida dell’associazione.

I DATI

Cala la spesa farmaceutica. Il problema per questo settore dell’economia italiana è che, come si legge sul rapporto L’industria del farmaco diffuso da Confindustria, “negli ultimi cinque anni la spesa farmaceutica è diminuita complessivamente del 3%, in controtendenza rispetto alla crescita registrata per tutte le altre voci di spesa sanitaria pubblica”.

“Farmaci e vaccini – aggiunge Scaccabarozzi – rivestono un’importanza così grande per la vita delle persone da far trascurare talvolta il ruolo per la crescita economica delle imprese che li rendono disponibili grazie a investimenti ingenti e ad alto rischio. L’industria farmaceutica in Italia è una leva importante di sviluppo, non un costo, e come tale dovrebbe essere considerata. La farmaceutica tra il 2007 e il 2012 è stato il comparto con la crescita più alta tra tutti quelli dell’economia: senza la produzione delle imprese del farmaco, la produttività totale in Italia diminuirebbe del 3%”.

L’intervento del ministro: “Non ci possiamo permettere un aumento della spesa sanitaria, ma dobbiamo realizzare quelle condizioni che permettano all’industria farmaceutica di rimanere in Italia – ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenendo all’assemblea – . Bisogna attivare quelle misure di semplificazione amministrativa, di sburocratizzazione, di efficienza e certezza dei percorsi per chiunque faccia impresa”. Lorenzin
è anche intervenuta sulla vicenda dell’immissione sul mercato di farmaci innovativi antitumorali a carico dei malati, spiegando di aver aperto “al Ministero un tavolo di lavoro” per affrontare il problema.

I dati. In Italia le fabbriche del settore sono 174 con 63.500 addetti, 26 miliardi di produzione (67% dovuti all’export), con un +44% di crescita dell’export durante la crisi (2007-2012) rispetto al +7% della media manifatturiera. Secondo l’associazione degli industriali farmaceutici, le scadenze brevettuali e le misure di contenimento della spesa hanno fatto sì che il 2012 sia stato il dodicesimo anno consecutivo di calo dei prezzi dei medicinali che dal 2001 sarebberono scesi del 30% (-42% per i medicinali rimborsabili), rispetto a un’inflazione del 28%. Il calo dei prezzi rappresenta un fenomeno comune anche agli Paesi europei, ma in Italia sarebbe nettamente più marcato.

Sotto la media Ue. Per i farmaci, lo Stato spende 15,8 miliardi di euro l’anno, 70 centesimi procapite al giorno, pari al 14% della spesa sanitaria effettiva nel 2012. La spesa pubblica per medicinali in Italia è, cioè, più bassa che nella media dei grandi paesi Ue di oltre il 25% (260 euro pro capite rispetto ai 366 degli altri), ed è diminuita dal 2006 al 2012 del 3%, mentre il totale della spesa sanitaria è aumentato del 9%, con punte di oltre +25% per altri beni e servizi acquistati dal Ssn.

La spesa pubblica per farmaci dunque, rileva l’Associazione delle imprese del farmaco, è “diminuita in percentuale sul Pil, in controtendenza rispetto alle altre voci di spesa sanitaria, che in ogni caso sono cresciute meno delle altre voci di spesa pubblica”.

Tavolo con lo Sviluppo economico. Per affrontare la crisi del settore, il tavolo presso il ministero dello Sviluppo economico che ha per oggetto la politica industriale e la regolazione del mercato farmaceutico, “ripartirà a metà luglio e il primo punto che porteremo all’attenzione sarà la stabilità, spiega Scaccabarozzi.

L’orologio della vita. Dal 1951, ricerca, nuovi farmaci, corretti stili di vita e progressi della medicina hanno contribuito ad aumentare l’aspettativa di vita di 3 mesi ogni anno, 6 ore al giorno e 15 secondi al minuto. Tanto che oggi la speranza di vita è di 82 anni, 10 in più rispetto agli anni ’70. Nell’assemblea 2013 Famindustria ha scelto come slogan L’orologio della vita che misura ore, minuti e secondi di vita guadagnati da ciascuno.

Fonte: www.larepubblica.it

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