Roma, 13 dic. (Labitalia) – “Dal 2008 ad oggi la crisi ha già coinvolto nei nostri settori oltre 180.000 lavoratori (70.000 nel settore tessile, 12.000 nell’industria farmaceutica, più di 6.000 nella raffinazione). Per lo più si tratta di licenziamenti, mobilità, esuberi, cassa integrazione, processi di ristrutturazione, contratti di solidarietà”. Lo ha detto Emilio Miceli, segretario generale Filctem-Cgil, parlando a Roma, presente la leader della Cgil, Susanna Camusso, davanti a una platea di oltre 500 tra quadri e delegati, provenienti da tutte le regioni d’Italia e dalle imprese in crisi dei settori della chimica, del tessile, dell’energia e delle manifatture. E Miceli è intervenuto anche sulla tragedia di Prato, annunciando che “la Filctem-Cgil ha preso la decisione di costituirsi parte civile in tutti quei processi dove emergeranno reati di illegalità e ingiustizia”. Per la Filctem Cgil, il lavoro deve essere al centro dell’agenda dell’esecutivo. “Qui bisogna volgere l’attenzione -ha incalzato Miceli- perchè un governo a guida democratica si deve occupare di lavoro e non essere ossessionato dall’Imu. Le stesse nostre grandi aziende (Enel, Eni) -ha aggiunto- agiscono tutte in condizioni di grande difficoltà nel mercato italiano. Nel caso di Eni, poi, se il governo insiste nella cessione, a mio parere sbagliata, delle quote di partecipazione del Tesoro, si rafforzerà inevitabilmente un orientamento dell’azienda proteso a concentrare la propria attenzione fuori dall’Italia. Così perdiamo dividendi stabili solo per un ristoro momentaneo del bilancio dello Stato. Risultato? Diminuiranno gli investimenti in Italia, altro che interessi del Paese!”. “Che fare -si è chiesto Miceli- per risollevare le sorti dell’economia reale? Occorre sciogliere alcuni nodi che oggi impediscono all’Italia di essere un paese attrattivo per gli investimenti di capitale”. Secondo Miceli, “occorre chiedere impegni concreti alle istituzioni, al governo, alle imprese, con alcune priorità ineludibili”. A cominciare, ha spiegato il sindacalista, da “finanziamenti e prestiti degli istituiti bancari all’economia reale, alle imprese, alla loro crescita e ricapitalizzazioni, anche provenienti dalla Cassa Depositi e Prestiti”. “Possibile -si è chiesto Miceli- che il nostro Paese non sappia trattenere le eccellenze di brand importanti come Loro Piana e non valorizzare, ad esempio, ciò che ha fatto Gucci con Richard Ginori?”. Secondo il sindacato, è “indispensabile l’intervento del ruolo pubblico su ricerca e sviluppo: siamo il fanalino di coda in Europa”. “Occorre, senza mezzi termini, finanziare seriamente la ricerca pubblica e agevolare fiscalmente quella privata”, ha avvertito. Quanto alla ricerca farmaceutica, Miceli ha avanzato una proposta al governo: “Una parte dei notevoli risparmi del Servizio sanitario nazionale derivanti dall’utilizzo del farmaco generico siano utilizzati non per fare cassa o dirottare risorse per coprire altri buchi della spesa statale, ma per incentivare le attività di ricerca pubblica e favorire quella di aziende private, defiscalizzandone gli utili reinvestiti in ricerca”. Per Miceli, inoltre, è necessario “investire una parte dei proventi derivanti dal riequilibrio della tassazione delle rendite e dalle cedole milionarie che, ad esempio Eni ed Enel, ‘staccano’ ogni anno allo Stato per contribuire a finanziare almeno il loro lavoro industriale, ricerca, chimica di base e ‘verde’, raffinazione e settore termoelettrico”. “E poi – ha proseguito – abbassare il costo dell’energia, decisamente fuori competizione (+30% che in altri Paesi concorrenti) e che purtroppo rappresenta un deterrente formidabile per investimenti nella ceramica, chimica, vetro, gomma-plastica, notoriamente settori energivori: non sarebbe utile -si è domandato Miceli- chiedere all’Autorità per l’energia una moratoria sugli aumenti dell’energia per almeno tre anni?”. Su infrastrutture e trasporti, ha aggiunto Miceli, “poi, siamo fermi”. Infine, ha sottolineato il dirigente sindacale, “la crisi economica e sociale che investe il paese non risparmia neppure il settore elettrico, inimmaginabile fino a ieri”. “Le ricadute nel solo settore termoelettrico (10.000 circa gli addetti, altrettanti nell’indotto) continuano ad essere pesanti: nel solo 2012 la produzione è scesa del 6,3%”, ha ricordato. E i riflessi inevitabili sull’occupazione, secondo il sindacato, “si fanno sentire se grandi impianti come Piombino, Rossano Calabro, Porto Tolle, Fiume Santo, Brindisi Nord, Montalto di Castro rischiano di divenire cumuli di rottami, andandosi ad aggiungere ai tanti siti termoelettrici già smantellati e da bonificare, e per l’occupazione potrebbe essere una vera e propria Waterloo del sistema elettrico italiano”. “Abbiamo recentemente chiesto, insieme ad Assoelettrica e Federutility, un incontro urgente al ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, e di essere ascoltati dalle competenti commissioni di Camera e Senato”, ha concluso il suo intervento Miceli.

Fonte: arezzoweb.it

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