Un matrimonio che non s’ha da fare. Così viene visto il rapporto dei siciliani con i nuovi farmaci, “generici” o “equivalenti”. Un connubio che stenta a decollare, infarcito di riserve, timori, larghe fasce di pregiudizio, mai ampiamente scoraggiate dal ruolo che, in alcuni casi, i medici di base svolgono, senza fugare dubbi.

I rapporti nazionali OsMed, annuali e periodici, rendono disponibili i dati sull’uso dei farmaci in Italia nella popolazione generale, descritti in termini di spesa, volumi e tipologia. Le analisi offrono anche spunti per mettere in relazione la prevalenza delle patologie nel territorio con il corrispondente utilizzo dei farmaci, e propongono l’interpretazione dei principali fattori che influenzano la variabilità nella prescrizione.

Così, secondo i dati dell’assessorato di piazza Ottavio Ziino, la Sicilia si attesta su una soglia di consumo di questi farmaci alternativi che non arriva al 50%. Il dato anzi, si inserisce sotto soglia, arrivando appena al 40. Nella stessa tabella, la maggior parte delle regioni italiane fanno registrare punte che arrivano al 70%, con una media generale che supera ampiamente il 50.

A cosa è dovuto tutto ciò? Farmaci che in molti casi, provengono dalla Corea e dalla Cina, il cui uso, anche per questo viene scoraggiato, linee intere di prodotti che non sono supportati come marketing alla pari degli altri. Il farmaco che perde il ”brand” arretra, l’effetto trascinamento legato al prezzo commerciale, fa la differenza. E nel 2016 è prevista la scadenza di molti brevetti per farmaci di uso comune che hanno esaurito il loro corso.

La Regione siciliana svolge in materia un servizio di farmaco-vigilanza, con una serie di attività finalizzate a valutare in maniera continuativa tutte le informazioni relative alla sicurezza dei farmaci, garantendo un rapporto beneficio/rischio, quanto più favorevole alla popolazione.

Il prodotto “generico” (introdotto dall’art. 130, comma 3 della L. 28.12.1995, n. 549) è una specialità medicinale definita come “essenzialmente simile” ad un prodotto il cui brevetto è scaduto, e del quale imita la formulazione, ed è quindi costituito dalla stessa composizione quali-quantitativa di principio/i attivo/i e da una forma farmaceutica equivalente. L’uso del termine generico ha comunque prestato il fianco ad una interpretazione da parte della platea degli utenti da cui sono stati guardati come prodotti di minore qualità. In seconda battuta pertanto si è rimodulata l’espressione in “medicinali equivalenti”, registrati e messi in commercio con la denominazione del principio attivo.

L’attuale normativa italiana di fatto ha promosso l’intercambiabilità tra il prodotto brand e l’equivalente, in quanto dopo la scadenza della copertura brevettuale, rimborsa al farmacista il prezzo dell’equivalente di riferimento piuttosto che quello del prodotto innovatore, brand. A meno che il medico esprima chiaramente in ricetta la non sostituibilità con l’equivalente; a quel punto il consumatore si fa carico della parte eccedente quanto rimborsato dal Ssn.

La “bioequivalenza” tra farmaco di riferimento e generico viene valutata essenzialmente mediante lo studio della biodisponibilità, che ne costituisce requisito indispensabile. La bioequivalenza, a sua volta, costituisce presupposto per una probabile “equivalenza terapeutica”.

Pur ammettendo sulla sola base documentale che i due medicinali (Originator e Copia) possiedano gli stessi effetti clinici, non è provato che siano Bioequivalenti e quindi interscambiabili, al contrario del medicinale equivalente. Questi medicinali, tipicamente Otc, sono equivalenti farmaceutici non equivalenti terapeutici.

I Biosimilari e biotecnologici hanno un risparmio ed costo contenuto mantenendo però elevato il raggiungimento dell’ obiettivo terapeutico. Ma in Sicilia l’obiettivo è ancora lontano.

Fonte: siciliainformazioni.com

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