Chi è Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato della Sanofi Pasteur MSD Italia, l’unica general manager donna a livello europeo dell’azienda leader per la produzioni di vaccini. “Ho salito passo passo tutti i gradini, iniziando come informatrice scientifica e facendo una lunghissima gavetta”. Due lauree, da vent’anni nel mondo della farmaceutica, in un anno ha trasformato l’azienda: “Ho investito sul capitale umano, oggi è un’azienda cliente-centrica. Per una bella bionda è più difficile farsi accettare, l’autorevolezza te la devi guadagnare tutta”.
Giovedì, 3 ottobre 2013 – 11:58:00
di Valentina Renzopaoli

Le sfide sono la sua passione, l’impegno e lo studio le sue armi segrete. Bionda, occhi verdi, dietro il fascino e la classe di una donna che si fa notare, l’intelligenza e la serietà di chi costruisce il suo futuro senza cercare scorciatoie. Aveva studiato per fare l’insegnante, da un anno Nicoletta Luppi è il numero uno della Sanofi Pasteur MSD Italia, l’unica azienda europea dedicata esclusivamente alla produzione dei vaccini. Quarantasei anni, sposata con due figli, con la sua tenacia di ferro si è fatta largo in un mondo ancora prettamente maschile, arrivando ai vertici di una grande azienda che in dodici mesi è riuscita a rivoluzionare.
Lei è l’unica general manager donna a livello europeo donna della Sanofi Pasteur, azienda leader a livello mondiale nella produzione dei vaccini. E’ vero che ha iniziato la sua carriera nel mondo dell’industria farmaceutica dal gradino più basso? Quello di informatore scientifico?
“E’ vero: ho salito passo dopo passo tutti i gradini, ho iniziato come informatrice scientifica facendo una lunghissima gavetta, credo che portare i calli della borsa sulle mani sia imprescindibile per conoscere il territorio, i prodotti, le strategie di marketing, i colleghi e, soprattutto, i clienti”.
Quali sono stati i suoi studi?
“La mia formazione è abbastanza particolare: la mia prima laurea è in Lingue e Letterature straniere Moderne con una tesi sperimentale su Shakespeare. Ho frequentato l’università Sapienza di Roma, una grandissima palestra di vita perché nessuno ti regala niente e c’è una selezione pazzesca, soprattutto se non hai raccomandazioni. Ho studiato quello che mi piaceva ma presto mi sono resa conto che insegnare non era la mia vocazione né il mio obiettivo, in più nel futuro vedevo zero possibilità, mi rendevo conto di avere ancora tanto da imparare e di non conoscere il mondo. Così ad un certo punto ho deciso di cambiare orizzonte e mi sono iscritta alla prima edizione del Master in Business Administration della Luiss”.

Un campo del sapere completamente diverso?
“La sfida era proprio quella: partivo da zero, ho studiato notte e giorno per stare al passo con chi aveva una formazione avvantaggiata rispetto alla mia. E la bellezza era proprio quella di ritrovarmi insieme a ingegneri, economisti, medici: due anni di full immersion come in un “grande fratello”. Mi si è aperto un mondo, ho scoperto che mi piaceva la matematica finanziaria, nell’ambiente universitario ero diventata una specie di “caso”. Mi sono laureata a pieni voti ed è stata una grandissima soddisfazione. Posso dire che se la laurea umanistica mi ha aperto la mente, l’MBA mi ha aperto il mondo della conoscenza”.
Come è entrata nel mondo della farmaceutica?
“Dopo qualche breve esperienza come consulente ho partecipato alla selezione per una figura da inserire nel marketing e nelle vendite della Merck Sharp & Dohme Italia, azienda leader nel settore. Pensi che ho affrontato ben undici colloqui di selezione arrivando finalista insieme ad un ingegnere. Prima di me, all’interno della Merck, nessuna donna aveva mai ricoperto il ruolo di informatrice scientifica. Il direttore delle vendite non ne voleva sapere di assumere una donna: devo ringraziare ancora l’allora presidente, il dottor Umberto Mortari, che considerò il mio caso come una sfida personale. Alla fine, scelsero me dicendomi: “In base alla tua performance decideremo se assumere altre donne”…una bella responsabilità”.
Così, borsa in spalla, iniziò la sua carriera come informatrice.–
“Un mestiere che ho sempre considerato di enorme valore e svolto con grande rigore ed etica. Devo ammettere di essere stata molto fortunata perché la mia azienda ha investito molto sulla mia formazione. Dopo un anno sono stata chiamata nel settore del marketing e anche in questo caso, un piccolo primato: sono stata la prima Product Manager donna in Merck. Mi affidarono un prodotto che ha fatto la storia della cardiologia”.
Di cosa si trattava?
“Della “simvastatina”, un farmaco che sarebbe diventato il prodotto di punta dell’azienda dopo il famosissimo “studio 4S” per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Ho lavorato otto anni su questo farmaco prima di diventare Business Unit Director”.
Quanto anni aveva?
“Avevo trentacinque anni ed ero incinta di sette mesi del mio secondo figlio, altra scelta coraggiosa del dottor Mortari”.
Essere una donna ha portato vantaggi alla sua carriera?
“Vantaggi direi di no. Le donne molto spesso fanno il doppio della fatica perché devono continuamente dimostrare il loro valore. Donna e pure bionda poi…”
Ecco appunto: la sua bellezza l’ha aiutata o le ha creato problemi?
“Per una bella donna è più difficile farsi accettare, dare credito al proprio valore, essere presa sul serio, l’autorevolezza te la devi guadagnare tutta. Questo ovviamente per le donne che si impegnano duramente nel proprio lavoro e devono far fatica per conquistare ruoli di primo piano. Quando diventai membro del Leadership Team della Merck fui la prima donna a lavorare a contatto con l’amministratore delegato”.
Quale è stato il suo ultimo incarico nell’azienda?
“L’ultimo step, quello che mi ha permesso di completare il profilo per poter ricoprire il mio ruolo attuale, è stata la direzione del Market Access, delle Commercial Operations e della Distribuzione e Logistica, una divisione innovativa voluta dall’attuale presidente e amministratore delegato Pierluigi Antonellii”.
Circa un anno fa, il passaggio alla Sanofi Pasteur MSD Italia e la sua elezione a presidente e amministratore delegato: in dodici mesi quali obiettivi ha raggiunto?
“Credo di poter riassumere le tante decisioni prese dicendo che sono andata nella direzione della trasparenza. Ho completamente ristrutturato l’azienda in modo da allinearla alla complessità del mercato. Ora la Sanofi Pasteur Msd è un’azienda cliente-centrica, che fa del miglioramento continuo il suo leit-motif. Ho creato il settore del Market Access, rafforzato la Direzione Medica e innovato il servizio di informazione medico-scientifica dei medici, allineato e ridefinito i processi all’interno dell’organizzazione permeati sempre di più dal rispetto delle regole. Ho investito soprattutto sul capitale umano, anche insegnando l’utilizzo di metodologie industriali per migliorare e garantire la qualità, come quella conosciuta come “Lean Six Sigma” metodologia industriale che può essere applicata con successo al campo della sanità”.
Quali difficoltà ha incontrato per realizzare questa trasformazione?
“Ecco trasformazione mi sembra il termine più adatto. Fin dall’inizio ho trovato un ambiente che, soprattutto alla base, ha accettato con entusiasmo il cambiamento e, in qualche caso, ne è diventato promotore. Certo qualcuno c’è sempre che non si arrende alle cose che cambiano ma in generale l’azienda ha risposto alla velocità delle luce, bastava investire sulle risorse umane. Io credo che l’azienda perfetta non esista ma se ciascuno fa la sua parte, portando il suo background magari non si arriva alla perfezione ma senz’altro si tende a migliorare”.
La nostra è una società in cui la meritocrazia non sempre viene rispettata: lei in base a quali criteri sceglie i suoi collaboratori?
“Io guardo molto la persona: credo fermamente che oggi ci sia bisogno di valori e di persone preparate. Chi sta ai vertici deve saper capire dove sono i talenti, deve saperli sviluppare puntando sui valori umani e sociali. Il marcio va sradicato. Quantomeno io ci provo”.
Cosa ama del suo lavoro?
“Innanzitutto sono molto affezionata alla mia azienda che considero avere valori etici molto forti. E poi la nuova esperienza nella Sanofi Pasteur MSD rappresenta per me una sfida attraente: il mondo dei vaccini ha un fascino tutto suo. Mentre il farmaco tenta di curare una malattia, i vaccini cercano di prevenirla. Chi lavora con i farmaci sa di rivolgersi a pazienti, mentre il vaccino è rivolto alla popolazione offrendo protezione a tutte le età. Oggi con i vaccini si riescono a prevenire i tumori e questo ha un enorme valore sociale soprattutto in un momento di crisi economica. E’ forte il problema di sostenibilità delle cure: con la prevenzione si abbattono i costi diretti e indiretti delle malattie. Sarebbe importante che nella prevenzione si investisse di più”.
Quante ore al giorno lavora?
“Beh, le mie occhiaie parlano da sole, diciamo tante, anche nel week end”.
Lei è nata a Modena, a che età si è trasferita a Roma?
“La mia famiglia è originaria di Mirandola di Modena, le mie radici le sento molto forti. Mi sono trasferita a Roma il 14 dicembre del 1980: mio padre per motivi di lavoro si doveva spostare spesso e noi con lui. Abbiamo abitato otto anni a Napoli, tre a Milano, due a Taranto”.
È sposata?
“Sono sposata da quindici anni e sono la mamma orgogliosa di due figli, un maschio di dodici anni e una femmina di dieci”.
Come ha fatto a conciliare impegni e responsabilità professionali con i doveri e i piaceri della famiglia?
“La cosa fondamentale è stata quella di aver scelto la persona giusta da avere accanto: riconosco a mio marito tutto il suo valore di marito e di padre. Senza di lui tutto questo non sarebbe mai stato possibile. Lui c’è sempre stato, c’è e spero ci sarà sempre”.
Che lavoro fa suo marito?
“Lavora nella Marina Militare”.
Lei cosa fa nel tempo libero?
“Quando non lavoro sono una mamma full time, quasi impossibile avere tempo per se stesse”.

Fonte: www.affaritaliani.it

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