Dal 2009 a seguito della fusione tra Msd e Schering-Plough, il numero dei siti produttivi è aumentato da circa 30 a oltre 90 e da allora il gruppo farmaceutico ha iniziato un processo di riduzione, finora fermatosi a 72 stabilimenti.

di Manuela Marziani

Pavia, 7 giugno 2013 – Un anno e mezzo. Questo è il tempo che le istituzioni hanno davanti per scongiurare la chiusura della Msd Italia, conosciuta in Canada e negli Stati Uniti con il nome di Merck&co. Ieri l’azienda ha comunicato ai sindacati che Pavia non farà più parte della rete produttiva del gruppo. La decisione rientra in un progetto di riorganizzazione a livello globale. Dal 2009 a seguito della fusione tra Msd e Schering-Plough, il numero dei siti produttivi è aumentato da circa 30 a oltre 90 e da allora il gruppo farmaceutico ha iniziato un processo di riduzione, finora fermatosi a 72 stabilimenti.
«La decisione — fa sapere l’azienda — non dipende dalla performance del sito, Msd intende perseguire l’intento di trovare un acquirente che possa mantenere lo stabilimento in attività. Con i sindacati studierà tutte le soluzioni valide e percorribili, inclusa la possibile riallocazione dei singoli dipendenti o la vendita del sito a un acquirente in grado di valorizzare dotazione tecnologica e forza lavoro». In città la notizia sta creando allarme. «A Pavia è in gioco la serenità di 270 famiglie — attacca il sindaco Alessandro Cattaneo — in una fase di grande difficoltà del territorio. C’è il mercato, ma c’è anche una comunità che deve essere rispettata. Tra oggi e domani sarò in via Emilia per incontrare i dipendenti e ho già annunciato ai vertici della Merck che farò tutto quanto in mio potere per tutelare i lavoratori. Al più presto convocherò un Consiglio comunale aperto su questo tema.
Fondamentale sarà un lavoro di rete che non possiamo più rimandare: Comune, Provincia, Regione devono riuscire a fare sistema in concreto. È una sfida che non possiamo più rimandare». Sull’idea di fare fronte comune concorda l’assessore provinciale alla Solidarietà sociale, Francesco Brendolise: «Occorre che la politica non subisca questa decisione immotivata dell’azienda. Tutte le forze politiche senza divisioni, elaborino una strategia di risposta affinché tante famiglie non vedano compromesso il futuro».
Deciso a fare chiarezza il leghista Angelo Ciocca, presidente della Commissione IV di Regione Lombardia: «Strano che un’azienda conosciuta come una realtà seria dia questa notizia come un fulmine a ciel sereno, senza che le istituzioni provinciali avessero mai raccolto segnali di criticità. O qualcuno ha nascosto informazioni importanti, o l’azienda non tiene conto di quanto territorio e lavoratori le hanno dato in questi anni per accrescere i profitti».

Fonte: www.ilgiorno.it

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