image

Il tumore più diffuso tra gli uomini e anche, per le ovvie implicazioni che comporta, uno dei più temuti è quello che riguarda la prostata; si tratta di una neoplasia che registra ogni anno tra i 30 e i 40mila nuovi casi. Da qualche tempo, per questo motivo, la medicina ha cominciato un’opera di prevenzione di questa patologia, sensibilizzando l’opinione pubblica maschile sulla necessità dell’assunzione di un modello di vita, in grado di attenuare i rischi dell’insorgenza della neoplasia.
Tra i comportamenti utili da seguire per una prevenzione efficace, c’è sicuramente la dieta, dove (ma il consiglio è valido in generale) andrebbero privilegiati ortaggi gialli e verdi, frutta, olio di oliva e limitati, invece, carni rosse, grassi animali, fritti, alcool e abolito il fumo.
Una dieta così concepita (lo confermano ormai diversi studi in proposito), sommata a un sano e naturale esercizio fisico, aiuta a conservare la ghiandola in salute e ad allontanare il rischio del tumore. Tumore che, in ogni caso, grazie ai progressi delle nuove terapie, negli ultimi anni ha visto decrescere la sua pericolosità, e ridurre la mortalità, nell’ultimo decennio, di circa il 10%. Tutto questo grazie anche alle innovative terapie ora disponibili, che permettono un aumento della sopravvivenza e una migliore qualità di vita dei malati.
Come ha affermato il prof. Pinto, direttore dell’Unità Operativa di Oncologia Medica del Policlinico S.Orsola – Malpighi di Bologna, oggi i medici hanno a disposizione nuovi farmaci ormonali, e quindi si tratta di mettere a fuoco per ogni paziente la migliore strategia terapeutica ed impiego sequenziale delle molecole disponibili. Naturalmente, parlando di prostata, non si può non far riferimento al PSA (Antigene Prostatico Specifico), il semplice esame del sangue, introdotto intorno al Duemila, capace di segnalare l’infiammazione della ghiandola prostatica.
Gli specialisti riuniti tempo addietro a Napoli, al convegno nazionale su personalizzazione e strategia di trattamento nel carcinoma della prostata, si sono trovati d’accordo con il prof. Pinto, che ha sostenuto che il test del PSA, pur nella sua validità, non può essere utilizzato in maniera indiscriminata come screening del cancro alla prostata, ma deve essere effettuato solo in caso di necessità, ossia dopo i 50 anni, in presenza di disturbi urinari. Utilizzarlo come test di massa, da fare a tutti gli uomini, al di sopra di una certa età, aumenterebbe il rischio di uso indiscriminato di esami e diagnosi, senza portare vantaggi sicuri.

Fonte: idoctors.it

Share