Scritto da Luigi Ferrarella, CORRIERE DELLA SERA | 11 Giugno 2013

MILANO — Cessioni di rami d’azienda «funzionali alla dismissione di un numero consistente di lavoratori senza dovere seguire le procedure previste nella gestione degli esuberi». Dipendenti «scaricati come pesi morti e lesi perfino nei loro basilari diritti di vedersi corrispondere i contributi previdenziali».

Insomma, 1.084 persone erano lavoratori del settore farmaceutico, ma alcune multinazionali li hanno trattati come rifiuti. Tecnicamente rifiuti: di quelli che, quando li conferisci a una discarica, devi pure pagare il disturbo. E proprio come discarica occupazionale — destinata in partenza al fallimento ma buona a “liberare” le multinazionali dalla zavorra dei lavoratori in esubero altrimenti da gestire — per i pm di Milano è stata usata nel 2004/2007 la «Marvecspharma Service Srl», fallita il 14 gennaio 2011 sotto 160 milioni di debiti benché titolare delle autorizzazioni ministeriali alla messa in commercio di farmaci come «Folina» e «Eparina vister».

Dal 2004 la società gestita da Nicola e Francesco Danzo, per un periodo agli arresti nel 2011, ha cominciato ad acquisire legioni di informatori scientifici ceduti come rami d’azienda a prezzi simbolici (1.000 euro) da multinazionali che alla «Marvecs» hanno via via pagato oltre 100 milioni di euro a titolo di avviamento negativo (badwill). Poi, però, stando alle indagini del Comando provinciale della GdF di Milano, «Marvecs» ha omesso di versare 12 milioni di euro nel fondo chiuso di categoria dei dipendenti le relative quote di Tfr e le ritenute operate a titolo di sostituto di imposta, ha bruciato decine di milioni in acquisizioni e consulenze di dubbia natura ed effettività, e appena prima del fallimento ha distratto alcuni marchi e beni.

Ma la vera novità della conclusione del procedimento per il fallimento, notificata dai pm milanesi Gaetano Ruta e Luigi Orsi a 23 indagati di concorso nella bancarotta fraudolenta, è che tra essi figurano non solo gli amministratori della società acquirente i rami d’azienda e poi fallita, ma anche i componenti dei consigli di amministrazione delle multinazionali che quei rami d’azienda cedettero a «Marvecs».

Agli amministratori di «Pfizer Italia» (638 lavoratori ceduti con 86 milioni di euro di dote nel 2005 e 2007), «Pharmacia Italia Spa» (241 lavoratori con 30 milioni di avviamento negativo nel 2004), «Simesa spa» (91 lavoratori e allegati 7 milioni nel 2007) e «AstraZeneca» (14 lavoratori con 1,2 milioni nel 2007) la Procura contesta di aver deliberato la cessione di rami d’azienda in favore di una società che già si sapeva «priva dell’adeguata autonomia patrimoniale, delle capacità organizzative e della strategia di mercato idonea ad impiegare produttivamente la forza lavoro ceduta».

Fonte: www.federaisf.org

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