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Nuovo filone nell’inchiesta che dal 2010 riguarda la famiglia Aleotti della multinazionale farmaceutica Menarini. Oggi la procura ha notificato un nuovo avviso di conclusione indagini ai figli del patron Alberto Aleotti – Lucia e Alberto Giovanni – e alla moglie Massimiliana Landini: i pm li accusano di aver reimpiegato in operazioni finanziarie del 2012 capitali provento di illeciti, rinnovando obbligazioni emesse da società da loro amministrate per un valore complessivo di 120 milioni di euro.

Secondo quanto appreso, le società finanziarie dove sono stati reimpiegati i capitali con le operazioni indagate sono due e sono separate, altra cosa, dalla multinazionale farmaceutica Menarini.

I familiari di Aleotti hanno rinnovato le obbligazioni in pari misura – 60 mln per ognuna delle due società – alla scadenza di impegni precedenti. Inoltre, di almeno una società sarebbe presidente la stessa moglie di Aleotti, Massimiliana Landini, 71 anni, che per la prima volta risulta indagata nelle vicende giudiziarie che coinvolgono la famiglia Aleotti.

Per i pm le somme utilizzate proverrebbero da parte dei fondi accumulati dal patron Alberto Aleotti – già ritenuto incapace di partecipare al processo secondo il gip, e interdetto dal tribunale civile – con la truffa al Servizio sanitario nazionale, di cui è stato accusato, e che sarebbe stata realizzata nel corso degli anni attraverso la costituzione di una catena di società estere fittizie.

Società ‘cartolari’, si ricorda, costituite per la commercializzazione alla stessa Menarini di principi attivi acquistati all’estero (33 elementi) a prezzo maggiorato. Sempre secondo l’accusa, i costi supplementari maturati nei passaggi fintamente commerciali tra le società estere che lo stesso Aleotti controllava, sarebbero stati coperti dagli accordi con il Servizio sanitario nazionale e sarebbero stati tali da costituire, fondi all’estero.

Da qui venne conteggiata la somma di 1,2 miliardi euro sequestrata nel 2010 dalla procura e poi dissequestrata dalla Cassazione quest’anno dopo un passaggio al tribunale del riesame.

La difesa: “Oggi c’è amarezza, ma la Cassazione demolì il sequestro”

”I figli e la moglie di Alberto Aleotti sono amareggiati per questa nuova comunicazione giudiziaria per un nuovo filone di indagine legato a una vicenda già nota. Tuttavia la cattiva notizia è compensata da quanto si conosce ora sulle motivazioni con cui la Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Firenze per ottenere il sequestro della somma di 1,2 miliardi di euro a suo tempo finiti nell’inchiesta della procura”.

Lo commentano i difensori della famiglia Aleotti, avvocati Alessandro Traversi e Roberto Cordeiro Guerra, dopo che oggi la procura ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a carico della moglie di Aleotti, Massimiliana Landini, e dei figli Lucia e Alberto Giovanni, accusati di aver reimpiegato capitali (per 120 mln di euro), ritenuti dall’accusa provento di illecito, in operazioni finanziarie su società da loro controllate, ed evidenziando le motivazioni della Cassazione di cui si apprende ora dopo la decisione contro il maxi-sequestro presa il marzo scorso.

”La Cassazione – hanno affermato i due legali – demolisce in radice il ricorso dei pm, ritenendolo inammissibile. La motivazione contraddice completamente l’assunto accusatorio; in sostanza la Cassazione sentenzia che manca del tutto la prova che questa somma di denaro all’estero fosse provento di delitti presupposti” quali quelli ipotizzati di truffa al Servizio sanitario nazionale e di reati fiscali di cui è stato accusato dalla procura di Firenze il patron Alberto Aleotti, da qualche mese dichiarato incapace processualmente e interdetto secondo il tribunale civile.

In una nota diffusa in serata i legali della famiglia Aleotti, Roberto Cordeiro Guerra, Alessandro Traversi e Mario Casellato hanno aggiunto che ”stupisce e amareggia questa indagine perché non è altro che un prolungamento della precedente, ma in più, nel frattempo, vi è stata la pronuncia del Tribunale del Riesame e della Cassazione che hanno dichiarato non fondata l’impostazione dell’accusa”.

Fonte: gonews.it

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