Il colosso farmaceutico svizzero avrebbe pagato Bio Scrip per convincere migliaia di pazienti, ad acquistare un proprio medicamento per abbassare il tasso di ferro nel sangue. Un farmaco che poi veniva venduto a prezzo ribassato alla stessa società
di FRANCO ZANTONELLI

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LUGANO – La multinazionale farmaceutica svizzera, Novartis, è nel mirino della giustizia statunitense, con l’accusa di aver versato tangenti, per convincere migliaia di pazienti, ad acquistare un proprio medicamento. Si tratta dell’Exjade, utilizzato per abbassare il tasso di ferro nel sangue, nelle persone che hanno subito una trasfusione. “Novartis – l’accusa del Procuratore federale di Manhattan, Preet Bharara – ha messo in piedi un sistema di scambio di favori con l’azienda americana BioScrip”. Attraverso la quale, sostengono i magistrati, il colosso svizzero, avrebbe esercitato pressioni indebite su numerosi ammalati. Abbastanza per procedere con un’accusa di corruzione.

La vicenda, stando alle autorità americane, sarebbe iniziata nel 2007. Quando, come ha spiegato il responsabile della giustizia dello Stato di New York, Eric Schneidermann, alcuni dirigenti di Novartis “si erano preoccupati per il fatto che diversi pazienti avevano interrotto il trattamento con l’Exjade, a causa dei suoi effetti secondari pericolosi”. Di qui sarebbe nato il patto con BioScrip, con l’obiettivo di rilanciare la vendita del farmaco. Così migliaia di persone sono state tempestate di telefonate, da parte di collaboratori dell’azienda statunitense, i quali li rassicuravano sulla non nocività del medicamento.

Il sistema che ha messo nei guai Novartis funzionava in questi termini, secondo l’accusa: la multinazionale svizzera cedeva la lista dei suoi pazienti a BioScrip a cui, contemporaneamente, vendeva l’Exjade
a prezzo ridotto. “Contestiamo le accuse ed intendiamo difenderci vigorosamente”, replica Novartis. Per cui questa non è la prima volta che si ritrova a che fare con la giustizia Usa. Lo scorso anno, sempre il Procuratore federale di Manhattan, Preet Bharara, la accusò di aver versato bustarelle a dei farmacisti, perché convincessero i loro clienti, che avevano subito un trapianto di rene, ad assumere il Myfortic, un farmaco messo a punto, dalla multinazionale svizzera, contro le crisi di rigetto.

Ma non finisce qui perché Novartis deve difendersi, proprio in questi giorni, dalla giustizia giapponese. La quale, forte delle perizie di due università, ritiene che l’azienda elvetica abbia esagerato le virtù terapeutiche di un proprio farmaco contro l’ipertensione, il Diovan, per imporlo sul mercato. A Basilea, tuttavia, sembrano non preoccuparsi più di tanto, visto che gli ultimi dati del gruppo fanno stato di un utile netto superiore ai due miliardi di dollari e di una cifra d’affari in crescita del quattro per cento.

Fonte: repubblica.it

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