Il Ceo Jimenez a tutto campo in un’intervista alla rivista svizzera Schweiz am Sonntag

Novartis potrebbe spendere dai 4 ai 6 miliardi di dollari l’anno in acquisizioni, per rafforzare il proprio core business farmaceutico, in area oftalmologica, nel segmento dei biosimilari e degli equivalenti o nelle sue tre unità minori. Lo ha detto Joe Jimenez, Ceo della Big Pharma svizzera, in un’intervista rilasciata domenica scorsa alla rivista svizzera Schweiz am Sonntag.

 

Per la precisione, Jimenez ha affermato che “il cash flow di Novartis è sufficiente a garantire ogni anno dividendi in aumento per gli azionisti, e allo stesso tempo ci consentirebbe di fare acquisizioni. Siamo in condizioni di spendere per deal di M&A da 4 a 6 miliardi l’anno”. In particolare, per i target capaci di rafforzare le tre unit principali, Novartis potrebbe spendere da 2 a 4 miliardi per deal.

 

Novartis, per ammissione dello stesso Jimenez sta ad ogni modo attraversando una fase di radicali cambiamenti, all’indomani del congedo dello storico amministratore delegato e presidente Daniel Vasella. Il primo passo del nuovo corso, per inciso, è stata una dismissione, consistita nella vendita, lo scorso mese, dell’unità di ematodiagnostica alla spagnola Grifols, per 1,7 miliardi di dollari.

 

Per quanto riguarda le voci di possibili fusioni far Novatis e Roche, Jimenez ha risposto seccamente. “Credo che la Svizzera stia traendo benefici dall’esistenza di due aziende farmaceutiche di grande successo”. Ha poi aggiunto che le due aziende hanno strategie notevolmente differenti: Roche intende concentrarsi unicamente sul farmaceutico, mentre Novartis punta a essere un’azienda più diversificata.

 

Jimenez ha concluso la sua intervista con una parola definitiva su eventuali accordi di libero scambio fra Svizzera e India: un patto in tal senso dovrebbe includere clausole sulla protezione dei diritti di proprietà intellettuale, poiché la crescente concorrenza dei prodotti indiani – a giudizio del numero uno di Novartis – è avvantaggiata da costi di produzione decisamente inferiori rispetto a quelli europei.

 

Fonte: aboutpharma.com

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