Milano, (Adnkronos Salute) – L’Organizzazione mondiale della sanità invierà in Cina una task force internazionale di esperti, per studiare l’evoluzione della nuova influenza aviaria H7N9. L’arrivo della delegazione, che dovrebbe restare sul posto una settimana, è atteso nei prossimi giorni. Finora sono 63, con 14 morti, i casi di H7N9 riferiti dalle autorità sanitarie del ‘gigante rosso’. L’infezione, inizialmente confinata nella parte orientale del Paese (Shanghai, Jiangsu, Zhejiang, Anhui), è arrivata nei giorni scorsi anche nella provincia centrale dello Henan e a Pechino. Mentre al momento resta non confermata la capacità del virus di trasmettersi da uomo a uomo, fra gli esperti cresce la paura che l’H7N9 stia subendo una mutazione in grado di renderlo potenzialmente pandemico. Dopo la scoperta del virus in un bimbo di 4 anni, che tuttavia non mostra i sintomi della malattia, “gli esperti di influenza – si legge infatti sul ‘China Post’ – spiegano che probabilmente il microrganismo sta subendo una ricombinazione genetica con altri ceppi”. Dal rimescolamento potrebbe quindi selezionarsi un virus più versatile e ‘affine’ all’organismo umano. Un altro timore, poi, è che l’instabilità virale possa rendere l’H7N9 resistente ai farmaci antivirali. Informazioni sulla sequenza genetica virale, ottenute analizzando campioni prelevati da tre vittime dell’H7N9 e condivise online sul sito Gisead (Global Initiative on Sharing Alla Influenza Data), mostrano che si tratta di un cosiddetto virus ‘triplo riassortante’, ossia di un mix genetico fra tre virus trovati in uccelli asiatici. Gli autori di un articolo pubblicato sul ‘Nejm’ – ricorda ancora il quotidiano cinese – dopo avere condotto analisi dettagliate sull’origine genetica del virus, hanno ipotizzato che il rimescolamento che ha condotto all’H7N9 così com’è noto finora sia avvenuto negli uccelli, piuttosto che nell’uomo o in altri mammiferi. Un’ipotesi rassicurante. Tuttavia, le analisi genetiche hanno anche suggerito che il virus abbia già acquistato delle caratteristiche favorevoli alla sua diffusione tra i mammiferi, il che ne aumenterebbe il potenziale pandemico. Uno studio pubblicato sulla rivista online ‘Eurosurveillance’ da Yoshihiro Kawaoka dell’università del Wisconsin (Usa), e Masato Tashiro dell’Istituto nazionale malattie infettive di Tokyo (Giappone) – conclude il ‘China Post’ – ha indicato anche che sequenze dell’H7N9 possiedono numerose caratteristiche tipiche dei virus influenzali dei mammiferi, che probabilmente stanno contribuendo alla capacità del microrganismo di infettare gli uomini.

Fonte: www.adnkronos.com

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