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Ma la malattia ha decorso meno severo grazie
al ruolo protettivo degli estrogeni.

La sclerosi multipla parla sempre più al femminile. Ma se è vero che gli studi presentati al 29° congresso ECTRIMS (Comitato europeo per il trattamento e la ricerca nella sclerosi multipla) mostrano un costante aumento della frequenza della malattia nelle donne, c’è anche una buona notizia: l’evoluzione della malattia è meno aggressiva nel sesso femminile. «Le ragioni dell’aumento non sono chiare: c’è chi chiama in causa la maggior diffusione del fumo fra le donne, ma è solo un’ipotesi» spiega Carlo Pozzilli, Direttore del Centro di Sclerosi Multipla dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma. Più certezze si hanno sul fatto che il decorso tende a essere meno severo nel sesso femminile, nonostante nella donna la sclerosi multipla sia caratterizzata in genere da un maggior numero di ricadute. «È vero che hanno tante ricaduta – conferma il neurologo -, ma le ricadute non provocano disabilità perché la donna ha un recupero più completo. Ciò dipende dal fatto che le donne rimielinizzano meglio (riparano cioè il danno a quella componente del tessuto nervoso, la mielina, danneggiata dalla malattia ndr). Qui entrano in gioco gli ormoni femminili: gli estrogeni sono neuroprotettivi e hanno anche un effetto antinfiammatorio».

ESTROGENI PROTETTIVI – Le prove a sostegno del ruolo protettivo degli ormoni femminili si stanno facendo sempre più convincenti. «Per esempio con la menopausa, quando gli estrogeni diminuiscono, la malattia tende a farsi più brutta – aggiunge Pozzilli -, mentre la gravidanza ha un ruolo protettivo, un ulteriore dato a favore degli estrogeni». Una conseguenza di queste osservazioni è che l’atteggiamento nei confronti della gravidanza è cambiato in modo radicale: alcuni anni fa si raccomandava alla donna con sclerosi multipla di non avere figli, adesso è esattamente il contrario. «Con l’unica raccomandazione di aspettare almeno un anno di benessere clinico nel caso vi sia stata una ricaduta nell’ultimo periodo – precisa l’esperto -. A parte questa cautela, non vi sono controindicazioni alla gravidanza; anzi, se sono 2 o 3 è anche meglio». La diminuzione del numero di gravidanze e l’età più avanzata della prima gravidanza sono d’altra parte alcuni dei fattori chiamati in causa per spiegare l’impennata della malattia verificatasi negli ultimi anni nel sesso femminile. Ovviamente, dato il loro coinvolgimento, si sta cercando di verificare se la somministrazione di ormoni femminili può intervenire favorevolmente sul decorso della malattia. Uno degli studi presentati al convegno, prendendo spunto dal fatto che l’improvvisa diminuzione degli estrogeni che si verifica dopo il parto crea una sorta di riaccensione della malattia, prevedeva la somministrazione di una terapia ormonale nel periodo successivo al parto con l’intento di rendere più “morbida” la diminuzione degli ormoni; tuttavia i risultati hanno deluso le aspettative dei ricercatori.

PILLOLA ANTICONCEZIONALE -Più favorevoli sono invece i dati di una ricerca tesa a verificare se l’uso della pillola può esercitare un effetto positivo sul decorso della malattia. «Pazienti in terapia con interferone sono state randomizzate a ricevere una pillola a basso dosaggio di estrogeni, una pillola ad alto dosaggio di estrogeni o a non riceverla affatto e ad assumere il solo interferone – spiega Pozzilli, uno degli autori della ricerca -. I dati sulla risonanza magnetica mostrano come le donne che assumevano più estrogeni avevano meno lesioni alla risonanza rispetto alle donne degli altri due gruppi. Questo effetto sull’infiammazione trova conferma anche nei risultati ottenuti sulla funzione cognitiva che abbiamo presentato al congresso». Insomma, la donna con sclerosi multipla può assumere tranquillamente la terapia anticoncezionale, meglio se scegliendo una pillola tradizionale a maggior contenuto di estrogeni.

Fonte: corriere.it

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