L’ipotesi degli inquirenti della Procura di Torino che indagano su Stamina Foundation è che il metodo Vannoni non porti ad alcun miglioramento: è quanto emergerebbe dai primi test sulla tanto discussa “cura”, che non confermerebbero i miglioramenti che alcuni familiari dei malati avevano creduto di riscontrare. Si stringe così il cerchio attorno a Davide Vannoni, ideatore e presidente della fondazione, laureato in Lettere, per cui potrebbe scattare presto il rinvio a giudizio anche per “esercizio abusivo della professione medica”. L’indagine sul metodo Stamina, basato sull’infusione di cellule staminali ideato, appunto, da Davide Vannoni, è stata avviata nel 2009 dal procuratore capo di Torino Raffaele Guariniello e chiusa nell’agosto 2012 con dodici persone iscritte nel registro degli indagati tra cui il presidente della Stamina Foundation, è stata riaperta due giorni fa. Alla base della decisione di riprendere il caso, la pubblicazione dei contenuti del parere ministeriale, che affermano che nelle infusioni non ci sarebbero le staminali in grado di trasformarsi in neuroni (concetto alla su cui si basa il metodo). Gli indagati sono Davide Vannoni, presidente della Stamina Foundation e diversi medici, alcuni già rinviati a giudizio. Le vittime, alcune hanno denunciato e altre no, sono fra i pazienti che hanno pagato le infusioni per migliaia di euro, in forma di donazione alla Stamina Foundation. Ai pazienti veniva detto di non parlare di queste procedure perchè illegali. Secondo i documenti dei NAS ci sarebbero gravi anomalie nel documento del consenso informato, ma le preccupazioni più grandi derivano dalla procedura con le quale le cellule venivano trattate e poi iniettate nei pazienti, in luoghi non conformi alle leggi sanitarie.

Fonte: affaritaliani.it

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