Nel 10 per cento dei pazienti è possibile utilizzare con successo farmaci già in uso per altri tumori. Ma la sperimentazione è solo all’inizio e i ricercatori cercano volontari per proseguire i test.

Una sperimentazione condotta soltanto su sei pazienti non fa storia in medicina.
Salvo nei casi in cui indichi con forza una nuova strada fino ad allora mai percorsa.
In tal caso le cose cambiano e anche numeri così piccoli diventano significativi.
È quanto sta succedento con il programma “Terapie mirate nel cancro metastatico del colon-retto” finanziato dai contribuenti italiani che hanno scelto di dare il loro 5 per mille ad Airc. Un programma che sembra aver imboccato una di queste strade inattese e piene di promesse.
Il primo risultato è venuto dalla ricerca di base ed è stata la scoperta da parte di ricercatori dell’Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo (Torino) che il 10% delle persone con cancro al colon metastatico ha un’alterazione del gene Her2. Un’anomalia non nuova per la medicina. Difetti analoghi sono già stati riscontrati da anni nel cancro del seno e in quello dello stomaco.
Il fatto positivo è che sono già disponibili farmaci efficaci contro i tumori caratterizzati da questa peculiarità genetica.
Ed è qui che è arrivato il secondo risultato. Perché non impiegare questi farmaci, finora usati per altre forme tumorali, contro il cancro del colon retto metastatico in quei pazienti con questa caratteristica genetica?
I ricercatori non hanno esitato e la prima fase dello studio condotta su 6 pazienti ha dato «risultati incredibili e molto nuovi», dice Salvatore Siena, direttore della divisione di oncologia Falck dell’Ospedale Niguarda di Milano, che coordina i centri clinici che partecipano alla sperimentazione.
I sei pazienti avevano un cancro del colon retto metastatico, la specifica alterazione del gene Her2 (definita amplificazione) e, soprattutto, non rispondevano a nessuna terapia.
«Si sono viste risposte significative e in molti casi la stabilizzazione della malattia, con effetti collaterali minimi. Per esempio senza la caduta dei capelli», illustra Siena.
Naturalmente si tratta di risultati iniziali. Che ora dovranno essere confermati su un numero più alto di pazienti.
Per questa ragione il prossimo passo sarà la realizzazione di uno studio più ampio (denominato Heracles) che sarà condotto su 54 pazienti.
Il reclutamento è in corso in questi giorni ed è aperto ai pazienti con con tumore metastatico del colon-retto con amplificazione del gene Her2 che non abbiano tratto beneficio clinico dalla terapia biologica con i farmaci cetuximab o panitumumab.
I primi 27 pazienti eleggibili (cioé con le caratteristiche cliniche e molecolari richieste per partecipare con le migliori probabilità di beneficio clinico) verranno trattati con la combinazione dei farmaci lapatinib e trastuzumab. Successivamente altri 27 nuovi pazienti riceveranno la combinazione trastuzumab e pertuzumab.
Il lapatinib è un farmaco che si assume ogni giorno sotto forma di compresse a casa del paziente. Mentre il trastuzumab e il pertuzumab sono somministrati in endovena con cadenza settimanale presso l’ospedale che esegue la sperimentazione.
Cinque i centri coinvolti: l’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, l’Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo, l’Istituto oncologico veneto di Padova, l’Ospedale S. Orsola Malpighi di Bologna e la Seconda Università di Napoli.
Per chi fosse interessato a partecipare alla sperimentazione Airc ha reso disponibile un’apposita guida on line all’indirizzo http://www.airc.it/

Fonte: www.healthdesk.it

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