Grazie a un nuovo test del sangue potrà essere possibile ottenere in modo più rapido e preciso una diagnosi di celiachia senza la necessità di un’esposizione prolungata al glutine e la biopsia di una parte di tessuto intestinale

 

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Un nuovo test diagnostico permetterà di valutare la presenza di celiachia senza la necessità di biopsia. Foto: ©photoxpress.com/Elnur

LM&SDP
L’intolleranza al glutine, conosciuta come celiachia, è un problema sempre più diffuso: si stima che oggi in Italia la celiachia colpisca una persona su 100, mentre le nuove diagnosi si aggirano intorno alle 85mila all’anno. Tuttavia, prima di essere sicuri di soffrirne bisogna accertarlo con sicurezza: non ci si può infatti basare soltanto sui sintomi che si sono manifestati – tenuto anche conto che in alcuni casi la malattia è asintomatica, ma il danno ai tessuti si può manifestare comunque.

Tra i diversi sintomi vi possono essere: nei bambini, un arresto della crescita durante lo svezzamento; in tutti, dissenteria, vomito, gonfiore addominale, senso di debolezza o spossatezza, perdita di peso, anemia e turbe dell’umore. Per ottenere una diagnosi di celiachia, allo stato attuale, ci si può rivolgere in prima battuta ai test degli anticorpi, tuttavia per ottenere una diagnosi certa e definitiva è necessario sottoporsi a un esame chiamato “endoscopia”, che è più invasivo e un po’ fastidioso, in modo da poter prelevare una porzione di tessuto intestinale per valutarne i possibili danni e l’atrofia dei villi.

Tutto questo però potrebbe presto divenire un ricordo, perché i ricercatori del Walter and Eliza Hall Institute (Usa) hanno sviluppato un nuovo test più semplice, rapido e accurato per diagnosticare la celiachia. Secondo quanto riferito dal dott. Jason Tye-Din, gastroenterologo e responsabile della Ricerca sulla Celiachia, il nuovo test diagnostico sarebbe in grado di offrire un risultato preciso entro 24 ore.

«L’attuale diagnosi della malattia celiaca è limitata dalla necessità di biopsie intestinali e dal assumere glutine da parte dei pazienti – spiega Tye-Din – Per le molte persone che seguono una dieta senza glutine, senza una diagnosi formale, un test affidabile per la celiachia impone loro di consumare di nuovo del glutine, cosa spesso sgradevole e difficoltosa».

In questo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Clinical & Experimental Immunology, i ricercatori del Melbourne Institute insieme ai colleghi della società di biotecnologia “ImmusanT” di Boston, hanno coinvolto 48 partecipanti poi sottoposti a test del sangue.
«I nostri risultati – sottolinea il dottor Tye-Din – rivelano questo nuovo esame del sangue è preciso dopo soli tre giorni di consumo di glutine, e non dopo le diverse settimane o mesi tradizionalmente necessari per ottenere una diagnosi con biopsia intestinale».

«Questo test – aggiunge Tye-Din – misura il “rilascio di citochine”, la risposta delle cellule T al glutine dopo tre giorni di consumo, e una risposta positiva è altamente predittiva della malattia celiaca. Con questo test, siamo stati in grado di rilevare una risposta delle cellule T nella maggior parte dei partecipanti allo studio riconosciuti per avere malattia celiaca e, soprattutto, il test è stato negativo in tutti i pazienti che non hanno la celiachia, anche se avevano seguito una dieta senza glutine perché pensavano che fosse proprio il glutine la causa dei loro sintomi».

Il gastroenterologo ha fatto notate che molte persone “sensibili al glutine” trovano angosciante reintrodurre il glutine nella loro dieta per poter eseguire i test di diagnosi per la malattia celiaca. «Le persone hanno paura di sperimentare gli spiacevoli sintomi e finiscono per fermarsi prematuramente o evitare del tutto i test», afferma Tye-Din.

«Un test che semplifichi la diagnosi per i pazienti è probabile possa migliorare significativamente l’individuazione della malattia. Questo nuovo approccio diagnostico è incoraggiante e speriamo che studi più grandi possano convalidare questi risultati e stabilire il suo ruolo nella diagnosi della malattia celiaca, con la possibilità di evitare del tutto le biopsie intestinali», conclude il dottor Tye-Din.

 

Fonte: lastampa.it

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