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All’età di 19 anni George è rimasto vittima di un incidente stradale. Il suo cervello ha subito un trauma acuto con l’aggiunta di un’ ischemia legata alla caduta dell’auto nel lago. Questo 13 anni fa. È ricoverato in un ospedale americano. Per due anni è rimasto fermo nel suo letto in uno stato di coscienza minima.

Ogni tanto compiva qualche semplice gesto in maniera volontaria. Nel 2002, secondo quanto raccontato dai media francesi, sua madre decise di dargli un sonnifero per calmare la sua agitazione involontaria: lo zolpidem, commercializzato in Francia con il nome di Stilnox. Quindici minuti dopo le sembrò di assistere «a un miracolo» suo figlio la guardava, calmo, e tentava di parlarle. Da allora George prende tre dosi al giorno di questo prodotto affine alle benzodiazepine prima di ogni pasto. In mancanza di questo trattamento, George presenta severi disturbi nel parlare e nel deglutire. Ma, sotto l’effetto dello zolpidem, per qualche ora, riesce a parlare, leggere, scrivere frasi semplici, ad alimentarsi per bocca. Le sue reazioni sono più rapide e mostra attenzione. Le contrazioni della sua mano destra si attenuano e il tremito si interrompe. E con la mano destra riesce a tenere una penna, un cucchiaio e un pettine e addirittura lanciare una palla. Con altri due pazienti come lui in stato di coscienza minimale, George è stato di recente sottoposto ad un’elettroencelografia (Eeg), un esame che traccia le onde elettriche del cervello. Pubblicato sulla rivista eLife del 19 novembre, questo studio di Nicholas Schiff, autore principale del Weill Cornell Medical College di New York, fornisce l’inizio di una spiegazione sul meccanismo di questo effetto «paradossale», perché dovuto a un medicamento contro l’insonnia. Prima del trattamento questi tre pazienti presentavano un tracciato elettrico analogo: un picco anormale di onde lente che si riduce fortemente sotto l’effetto dello zolpidem. Questo studio aiuterà a capire quali pazienti potranno rispondere all’effetto dello zolpidem. Al Coma Science group del CHU di Liegi, in Belgio, diretto dal neurologo Steven Laureys, lo zolpidem è sistematicamente testato sui pazienti che hanno riportato gravi danni al cervello. Nel 2000 questa singolare azione dello zolpidem è stata scoperta anche nell’Africa del Sud dalla famiglia di un paziente. E oggi sono diverse dozzine, nel mondo, i pazienti che si sono «risvegliati» dal letargo dove li ha confinati il trauma cranico, un’ischemia cerebrale, un arresto cardiaco o un tentativo di suicidio. Un effetto estremamente raro, secondo quanto ha confidato il neurologo Laurey, ma impressionante, che si fa fatica a credere.

Fonte: italiaoggi.it

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